L’ EXTRA VERGINE NELLA PREVENZIONE DELLA MALATTIA ONCOLOGICA E METABOLICA

di Alessandro Rossi, già Presidente LILT Latina

L‘olio extravergine d’oliva è l’unico olio presente nella dieta mediterranea rappresentandone la storia, le tradizioni e la cultura. È l’unico olio ottenuto dalla spremitura meccanica a freddo delle olive senza alcun additivo per cui le sue componenti nutrizionali si conservano, integre, per mesi. Le sue proprietà curative e nutrizionali (oggi ben rappresentate dal termine nutraceutico) sono state dimostrate da molti studi scientifici : è ricco di antiossidanti quali la vit. E, la vit. A, l’acido oleico, polifenoli, e sostanze a cui vengono attribuite capacità antineoplastiche quali l’oleocantale. È inoltre accreditato di addurre acidi grassi essenziali e quindi indispensabili che l’organismo non è in grado di sintetizzare da solo ed è un supporto ideale per le vitamine liposolubili A, D, E, K.

Queste caratteristiche fanno dell’olio e.v. un prezioso alleato per la nostra salute. I risultati di una analisi sistematica dei più importanti studi scientifici pubblicati sull’argomento, hanno dimostrato che le persone che consumavano una quantità significativa di olio extravergine d’oliva presentavano un rischio minore di sviluppare una neoplasia, in particolare il carcinoma della mammella e dell’apparato digerente. Altre evidenze indicano come questo alimento dia un contributo significativo nel ridurre altre tipologie tumorali. Negli ultimi anni molti studi e ricerche confermano i risultati sperimentali dei meccanismi biologici con i vari elementi contenuti nell’olio extravergine d’oliva siano in grado di realizzare un’azione protettiva antitumorale. Si tratta dei fenoli liberi e coniugati quali i lignani, i secoiridoidi, lo squalene etc. In esperimenti su linee cellulari di carcinoma mammario, l’acido oleico si è dimostrato in grado di ridurre notevolmente i livelli dell’oncogene Her-2/neu(c-erb B-2), una proteina essenziale per lo sviluppo del carcinoma, iperespressa nel 20-25% delle neoplasie mammarie e predittiva di una peggiore prognosi.

Recentemente è stato riportato che l’olio extra vergine d’oliva aumenta la bio-disponibilità nel sangue di altri componenti con un potenziale preventivo. Ad esempio la concentrazione nel sangue di licopene, di cui sono particolarmente ricchi i pomodori, aumenta drasticamente in seguito alla cottura del pomodoro in olio extra vergine di oliva. Inoltre la capacità antiossidante del plasma aumenta se il pomodoro consumato è stato preparato con olio extra vergine di oliva rispetto ad altri oli. Se sostituissimo con grassi insaturi, di cui è ricco l’olio extra vergine d’oliva appena il 5% delle calorie totali introdotte sotto forma di grassi saturi, potremmo registrare una riduzione del rischio di carcinoma mammario del 33%, di carcinoma colorettale del 22% nonché di altri tumori del tratto aerodigestivo superiore (orofaringe, laringe, esofago). Gli effetti benefici si esplicano in tutti gli apparati del nostro organismo.

Protegge dalle malattie cardiovascolari in quanto i polifenoli in esso contenuti favoriscono una maggiore produzione di nitrossido, potente vasodilatatore, e prevengono dall’ossidazione delle lipoproteine LDL. Le LDL ossidate, infatti rappresentano le principali responsabili della formazione della placca aterosclerotica con conseguente restringimento delle arterie ed insorgenza delle malattie cardiache.

Svolge un’azione benefica nello sviluppo del sistema nervoso: la sua composizione lipidica è simile a quella del latte materno, rendendolo un alimento essenziale nella dieta del bambino. In età adulta ci preserva dalle malattie legate al rallentamento e al deterioramento delle funzioni cerebrali come Parkinson e Alzheimer. Ciò grazie soprattutto all’azione antiossidante dell’acido oleico, dei polifenoli e del tocoferolo (vit. E). Tali malattie riconoscono un ruolo rilevante nella presenza dei radicali liberi che, legandosi con componenti essenziali della cellula nervosa ne alterano la struttura e ne favoriscono la degenerazione. Un recente studio condotto dall’Università di Chicago ha scoperto che l’oleocantale interferisce con l’azione di proteine neurotossiche coinvolte nel morbo di Alzheimer.

L’olio extra vergine d’oliva è il più digeribile e il più sano tra i grassi ed ha un effetto benefico su tutto il sistema gastrointestinale, proteggendone le mucose. L’acido oleico, infatti riduce la produzione di acido cloridrico e quindi previene le gastriti e ulcere. Accelera, inoltre, il transito del tratto intestinale favorendone la regolarità. Favorisce l’attivazione del flusso biliare e lo svuotamento della cistifellea, ostacolando l’insorgenza di calcolosi biliare. Rappresenta un elemento cardine nel paziente affetto da diabete mellito, in quanto riduce i livelli di zuccheri nel sangue e la resistenza all’insulina tipica di questa condizione. Ha un effetto benefico sul nostro apparato osteoarticolare: l’olio extravergine d’oliva facilita l’assorbimento della vit. D e combatte l’osteoporosi. Inoltre, grazie alla potente azione antiinfiammatoria ed antiossidante svolta dall’oleocantale, è un efficace alleato terapeutico nell’artrosi. Protegge da diverse patologie infiammatorie cutanee, quali la psoriasi, l’acne, la dermatite atopica ed altri tipi di eczema. La ricerca scientifica ha dimostrato come lo squalene, presente nell’olio d’oliva, possieda proprietà antiossidanti nei confronti delle radiazioni solari, di minuendo la produzione di radicali liberi a livello della pelle foto esposta. L’olio extra vergine d’oliva, infine, è particolarmente indicato nella gravidanza, grazie al suo rapporto ottimale tra acidi grassi polinsaturi, saturi e monoinsaturi (acido linoleico, linolenico e oleico) e alla capacità di assicurare un buon rapporto di vitamine liposolubili (A, D, E, K), di stimolare la mineralizzazione delle ossa e di prevenire rischi emorragici del nascituro. Proteggendo la mucosa gastrica, evita le esofagiti da reflusso, particolarmente frequenti nell’ultimo trimestre. Può contribuire a prevenire alterazioni metaboliche abbastanza frequenti quali il diabete gestazionale e la stipsi. Noi preferiamo gli oli giovani poiché conservano integre tutte quelle proprietà alleate della nostra salute, ed una particolare attenzione la riserviamo per gli oli artigianali.

POLIFENOLI, UN AIUTO NATURALE PER LA MEDICINA

di Eugenio Lendaro, Università La Sapienza di Roma (Polo di Latina)

È noto, che le nazioni del sud Europa presentano la più bassa incidenza delle patologie cardiache. Il fattore che potrebbe spiegare questo fenomeno, definito “paradosso Mediterraneo”, risiede nello stile di vita tipico di queste regioni, caratterizzato da regolare attività fisica e da un particolare regime alimentare. Tali evidenze furono per la prima volta dimostrate nel 1980 dallo studio epidemiologico del medico Ancel Keys, che coniò il termine di Dieta Mediterranea. A partire da quell’anno sono stati effettuati numerosi studi che hanno dimostrato come la Dieta Mediterranea sia probabilmente associata ad una riduzione dell’incidenza della mortalità, non solo delle patologie cardiache, ma anche di molte forme tumorali e delle malattie neurodegenerative.

La Dieta Mediterranea è caratterizzata da:
– un alto consumo dei vegetali, legumi, frutta e cereali,
– un regolare, ma moderato, uso di vino,
– un moderato consumo di pesce e carne bianca,
– un moderato consumo di prodotti caseari
– un basso consumo di carne rossa,
– ed un relativo alto consumo di grassi insaturi (più del 40% delle Kcal giornaliere) proveniente principalmente dall’olio extravergine d’oliva.

I benefici dell’olio d’oliva sono noti fin dai tempi più antichi tanto che tale nutrimento fu tradizionalmente considerato come una sostanza a metà strada tra l’alimento ed il medicinale.

Tradizionalmente, gli effetti benefici sulla salute umana sono stati attribuiti all’alto contenuto di acidi grassi insaturi ed in particolare dell’acido oleico il maggiore costituente (circa il 75%). Tuttavia oggi, indagini scientifiche, hanno dimostrato che questi effetti possono essere principalmente attribuiti a dei “costituenti minori”, circa 1-2%, ed in particolare ad una classe di molecole idrosolubili, i fenoli. Questa frazione di costituenti possiede attività antiossidanti, anti-infiammatorie, anti-tumorali ed anti-microbiche.
La composizione fenolica dell’olio d’oliva varia in quantità (60-600 mg/kg) e qualità in funzione della specie vegetale, della composizione del suolo, del grado di maturazione del frutto, del clima, del metodo di conservazione delle drupe, del metodo di produzione e delle condizioni di conservazione del prodotto finito. Convenzionalmente i composti fenolici estratti da fonti vegetali sono chiamati polifenoli anche se non tutte le molecole sono derivati polimerici della subunità unitaria, il fenolo.

In generale nell’olio sono presenti quattro principali
classi molecolari di polifenoli:
i fenoli semplici,
i secoiridoidi,
i lignani,
i flavonoidi,

È interessante notare che i fenoli semplici (es. idrossitirosilo) e i secoiridoidi (es.oleuropeina) sono presenti, in quantità relativamente alte, solo nell’olio d’oliva extravergine; inoltre le evidenze sperimentali raccolte negli ultimi anni indicano che proprio queste molecole sono in grado di mediare le attività “farmacologiche” dell’olio.

Esiste una interessante relazione tra contenuto di queste molecole e la qualità dell’olio; in particolare i secoiridoidi sono presenti in concentrazioni più elevate negli oli giovani con un sapore amaro-piccante e prodotti con particolari attenzioni nei processi di lavorazione.
Inoltre, anche se l’assorbimento e il metabolismo dei polifenoli è complesso, gli studi hanno dimostrato che queste molecole sono altamente biodisponibili a causa alla loro buona solubilità in acqua, con una efficienza di assorbimento di circa il 55-66%.
Una delle principali proprietà dei polifenoli è la loro capacità antiossidante. Sembrerà strano, ma l’ossigeno e il suo metabolismo produce, come inevitabile sottoprodotto, delle specie altamente reattive e tossiche, i radicali liberi. I bersagli dei radicali sono i lipidi, il DNA e le proteine che vengono ossidati; l’accumularsi di queste alterazioni sono alla base non solo dei normali processi di invecchiamento di un organismo ma anche di molte patologie. È ormai noto che il deposito delle specie ossidate del colesterolo sono la principale concausa nella formazione delle placche aterosclerotiche, presupposto di patologie come infarto del miocardio e dell’ictus cerebrale. Inoltre, i radicali liberi modificando il DNA, macromolecola che contiene le informazioni per il corretto funzionamento di una cellula, possono alterare il programma genetico spingendo la cellula in un lento ma inesorabile processo neoplastico, base delle patologie oncologiche.
Negli ultimi anni è stato dimostrato che l’ossidazione e gli stati di infiammazione sono due processi profondamente interconnessi. Infatti il danno ossidativo attiva la produzione delle molecole che regolano i meccanismi infiammatori, le citochine. Questi stati non fanno altro che peggiorare il quadro delle patologie sopraccitate innescando processi che si autoalimentano, ad esempio inducendo le cellule a duplicarsi, promuovono la formazione delle masse tumorali.

Come già accennato in precedenza le componenti minori dell’olio extravergine d’oliva sono in grado di bloccare sia i radicali liberi che di inibire il rilascio delle citochine; secondo alcuni ricercatori l’azione antinfiammatoria dei polifenoli, in particolare del oleuropeina, è paragonabile a quello dell’ibuprofene principio attivo di molti farmaci. Recentemente si sono accumulati dati su gli effetti benefici dei polifenoli nei processi di apprendimento e sui deficit della memoria. Inoltre, è stato dimostrato che idrossitirosolo e l’oleuropeina, sono in grado di limitare, nelle patologie neurogenerative, la produzione della proteina β-amiloide e di altre componenti citoscheletriche come la proteina Tau. Il deposito sottoforma di fibrille di queste proteine all’interno dei neuroni è la principale lesione cellulare che provoca la morte del tessuto cerebrale nell’ Alzheimer e nelle taupatie correlate. La novità di questi lavori risiede nel fatto che per la prima volta si è ipotizzata l’interazione fisica dei polifenoli con dei bersagli molecolari; in altri termini queste molecole sarebbero in grado di intercalarsi negli aggregati fibrillari “sciogliendoli” ed in alcuni casi tali legami sarebbero in grado di far scattare degli interruttori proteici capaci di mediare processi fisiologici complessi.

L’ultima frontiera in questo campo è sicuramente l’effetto nutragenomico mediato dall’olio extravergine.
Sembra, infatti che le componenti polifenoliche siano in grado di modulare i processi con cui l’informazione genetica viene trasferita nella sintesi delle proteine, in altri termini siano in grado di modificare la stabilità delle molecole messaggero (mRNA) i loro stati di maturazione e di modificazione post-trascrizionale.

Nonostante l’enorme numero di studi effettuati sui polifenoli dell’olio e la salute umana, a mio avviso, solo alcuni aspetti hanno raccolto sufficienti prove scientifiche inequivocabili. Infatti, se si esclude il caso dei meccanismi coinvolti nel campo prettamente cardiovascolare, tutte le altre proprietà imputate a questa classe di molecole sono ancora da chiarire specialmente a livello dei meccanismi coinvolti. A questo livello, il ruolo dei vari attori della filiera olivicola è fondamentale. A mio avviso sarebbe auspicabile se si riuscisse a trovare un percorso comune tra produttori e mondo accademico. Esistono già delle realtà, specialmente nel campo enologico, in cui le aziende agricole sono diventate promotrici della
ricerca non solo a livello agronomico.

A tal riguardo è da ricordare che nell’attuale Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico Chirurgiche della sede distaccata a Latina della Sapienza, sono in corso ricerche atte a determinare le proprietà farmacologiche nel campo oncologico dei polifenoli estratti da oli monocultivar di Olea europea vr. Itrana. Il mio interesse
in questo campo della ricerca di base è nato nel 2007 seguendo la tesi sperimentale del Dr. Roberto Monticolo ed è cresciuto negli anni a venire. I dati scientifici fino ad ora raccolti hanno costituito la base di un progetto di di ricerca dal titolo “Olive oil phenols as potential source of chemopreventive and therapeutic agents against bladder cancer”. Penso che nel nostro territorio si stia creando un’opportunità unica dove l’eccezionale qualità d’olio, possa trovare un valore aggiunto nel finanziamento della ricerca svolta all’interno del polo universitario ormai profondamente radicato nel territorio Pontino.

L’HOMO MEDITERRANEUS PREVENIVA LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI… SENZA SAPERLO

di Alfredo Caradonna, cardiologo

La cosiddetta Dieta Mediterranea non è un abbuffarsi di prodotti vegetali, legumi, pesce, pollo, vino rosso e olio di oliva. La “Dieta Mediterranea” vera – quella dei nostri nonni, per intenderci – fa parte dello “stile di vita mediterraneo”, che, se ben seguito, porta ottimi frutti in termini di riduzione delle malattie di cuore. Peraltro, coniugando la preferenza per i carboidrati in questo tipo di dieta la scarsa attività fisica e l’eccesso calorico oggi in voga, si ottiene solo un aumento del peso corporeo e nuovi casi di diabete.
L’homo mediterraneus fumava moderatamente la pipa o il sigaro. Del tutto superfluo precisare i molteplici gravi danni del fumo, specie se inalato come nel caso delle sigarette; questo alla faccia di alcuni divulgatori ben prezzolati dalle industrie di sigarette.
L’homo mediterraneus svolgeva una regolare attività fisica fino a tarda età. E’ ampiamente dimostrato che questa previene le coronaropatie e ne riduce gli effetti se queste sono già presenti. All’attività fisica coniugava una dieta normo- o leggermente ipo-calorica; ciò gli garantiva un giusto peso corporeo, che, a sua volta, teneva lontani tanti nemici della salute, come l’ipertensione, il diabete, ecc.
L’homo mediterraneus si cibava in modo sano, limitando – ripeto – le calorie allo stretto. Centellinava gli alcolici; si sa, ormai, che il vino rosso fa bene e ne è testimone il cosiddetto “paradosso francese”; ma la quantità benefica non supera i 300 cc al dì, perché dosi maggiori agiscono in modo esattamente contrario. Utilizzava pochissimo i prodotti raffinati ed escludeva del tutto i dolci, se non in occasioni molto particolari. Preferiva cibi vegetali, assumendo le carni pochissime volte al mese e preferibilmente “bianche”.
Nelle zone costiere consumava il pesce, che, tra l’altro, riduce nettamente la brutta tendenza del cuore a innescare aritmie anche molto pericolose. Consumava, senza lontanamente immaginarlo, dei prodotti vegetali (broccoli, pomodori, arance, olio di oliva, ecc.), che gli tenevano basso il colesterolo, perché ricchi di cosiddetti fitosteroli.
L’homo mediterraneus usava una giusta quantità di olio di oliva, principe della sua dieta. Questo mono-insaturo migliora nettamente i grassi e molte altre costanti ematiche, riducendo anche la tendenza alla trombosi. Essendo ricco di vit. E ed altre sostanze simili, agisce da anti-ossidante nei riguardi delle membrane cellulari e del colesterolo; in tal modo, ore una potente azione anti-arteriosclerotica e anti-tumorale. Aggiungiamo che ha dimostrato di essere un ottimo anti-aritmico, addirittura più potente del grasso di pesce.
A parte le evidenze sui singoli componenti, ci sono ormai vari studi di popolazione, che hanno dimostrato che la “dieta mediterranea”, coniugata con lo “stile di vita mediterraneo”, allunga la vita; basti citare il Lyon Diet Heart Study, pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Circulation: a 46 mesi di distanza dall’inizio dello studio, la mortalità di cardiopatici alimentati con dieta mediterranea è risultata ridotta del 70% rispetto ai cardiopatici alimentati con la dieta continentale e questa riduzione è apparsa evidente già dopo pochissimi mesi di osservazione.